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Grazie a una sentenza del 18 aprile, il congedo retribuito per assistere la persona con handicap grave potrà essere concesso anche al marito o alla moglie, che fino a oggi ne erano esclusi.

Da oggi in poi il congedo retribuito di due anni per assistere la persona con handicap grave potrà essere concesso anche al coniuge, oltre ai genitori e ai fratelli, che viene adesso chiamato per primo, sulla base del vincolo matrimoniale e del codice civile, ad assistere moralmente e materialmente il consorte.
Adesso una nuova sentenza pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n° 19 il 16 maggio 2007 – ed entrata in vigore il giorno successivo – dichiara illegittimo il Decreto Legislativo 151/01 là dove non prevede anche per la moglie o il marito del disabile grave la possibilità di avvalersi di questo diritto.

Si tratta dunque di una sentenza di notevole impatto che rende giustizia a tanti che, come nel caso di persone con SLA, hanno la necessità e il diritto di assistere i propri cari. La sentenza cancella infatti la parte di legge che non riconosce “anche per il coniuge convivente con il ‘soggetto con handicap in situazione di gravità’ il diritto a fruire del congedo indicato”, estendendo di fatto tale diritto anche al marito e alla moglie del disabile grave.

Le modalità di richiesta del congedo e i requisiti specifici necessari per la concessione del congedo saranno chiarite dagli istituti competenti (INPS, INPDAP, ecc.) con proprie circolari.

La Corte Costituzionale aveva già in passato esteso il congedo ai fratelli e sorelle della persona con disabilità, anche nel caso in i cui genitori fossero in vita, ma totalmente inabili (sentenza n°233/05).

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