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Eliana, mamma di Luana, 23 anni, cerebrolesa: «I Comuni e le Regioni stanno già tagliando i servizi per le persone con disabilità anche grave: non chiediamo la carità ma una vita dignitosa per i nostri cari». Luca, 41 anni, malato di Sla, Sclerosi laterale amiotrofica, è arrivato in barella dalla provincia di Viterbo, con un cartello: «Falso invalido». Come loro altre persone con disabilità grave e gravissima, insieme ai loro familiari, hanno sfidato il caldo per partecipare a Roma a un presidio davanti al Ministero dell’economia. «La disabilità non va privatizzata», ribadiscono indignati e preoccupati dopo le voci e le smentite di esponenti del Governo che si sono alternate nelle ultime settimane.

VITA DIGNITOSA – «Il 17 aprile scorso siamo stati ricevuti dal ministro del lavoro Elsa Fornero, che si è impegnata a rendere pubblica entro un mese la proposta di un piano d’intervento nazionale sulla non autosufficienza, che tenga conto del bisogno correlato al livello di gravità e di non autosufficienza – dice Laura Flamini, malata di Sla presidente del Comitato 16 novembre, promotore del presidio. Finora non abbiamo avuto notizie, anzi: abbiamo sentito dire che si sta pensando a una polizza assicurativa privata. Chiediamo più assistenza domiciliare e assegni di cura da destinare direttamente ai malati: farebbero risparmiare soldi al Servizio sanitario nazionale, migliorando allo stesso tempo la vita delle persone con disabilità grave e gravissima».

DELEGAZIONE DA POLILLO – Una delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario al Ministero dell’economia, Gianfranco Polillo. «Abbiamo concordato di riunirci il 9 luglio insieme anche ai rappresentanti dei Ministeri della salute e del Lavoro e politiche sociali per monitorare l’impegno già assunto dal Ministero del lavoro a predisporre un piano per le persone non autosufficienti – riferisce Mariangela Lamanna, che ha fatto parte della delegazione – . Abbiamo chiesto inoltre di ripristinare il Fondo sulla non autosufficienza, anche attraverso misure transitorie, non inferiore a 500 milioni». «Se entro il 7 luglio non saremo convocati, il 10 ci ritroveremo di nuovo qui sotto», promette Flamini.

[fonte Corriere della Sera – Salute – articolo di Maria Giovanna Faiella]

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